di Lucio Angelini
Scriveva ieri 13 febbraio 2008 Riccardo Ferrazzi, nel post Romanzo: menzogna o verità? in La poesia e lo spirito:
… narrare una storia dal punto di vista del cattivo anziché da quello dell’investigatore offre più possibilità. L’investigatore deve sempre far trionfare la Giustizia, invece il cattivo può 1) rivelarsi un buono sotto mentite spoglie, 2) essere sì cattivo, ma con un codice morale che lo riscatta, 3) essere sconfitto dalla polizia, da una ragazza di cui si fidava o da circostanze imprevedibili (cioè dalla Giustizia Divina), oppure 4) può vincere e farla franca… A quelli che non vogliono leggere soltanto fiabe bisognerebbe raccontare i guai e le stranezze della vita senza farle seguire da incredibili colpi di genio investigativi, o da pestilenze che arrivano al momento giusto per togliere di mezzo tutti i cattivi, o da improbabilissimi conti di Montecristo che trovano tesori abbandonati e si dedicano a far vendetta. Sarò anche duro di comprendonio, ma non vedo perché un romanzo non dovrebbe dire la verità, e cioè che la maggior parte dei delitti resta impunita, che la gente fa finta di credere alla Giustizia perché altrimenti tanto varrebbe spararsi un colpo in testa, che ognuno di noi subisce dei torti, li manda giù e passa oltre, e prova a rifarsi cercando gratificazioni di altro genere. E non solo: un romanzo dovrebbe dire chiaro e tondo che anche noi infliggiamo dei torti a chi non ci ha fatto niente, per pura incosciente cattiveria; e dovrebbe smascherare le bugie con cui ci giustifichiamo davanti a noi stessi, la vergogna con cui comprendiamo quanto siano false quelle giustificazioni, la viltà con cui fronteggiamo il rimorso, l’ipocrisia con cui cerchiamo di espiarlo aiutando altri che magari non se lo meritano. Ma naturalmente la difficoltà è sempre quella: la maggior parte dei lettori non vuole guardarsi dentro e preferisce essere consolata. A chi ne ha già fin sopra ai capelli dei casini quotidiani come si fa a proporre un giallo in cui non si scopre il colpevole? E qual è l’editore che rinuncia d’acchito al grande pubblico per puntare su una nicchia di lettori? Forse solo Vibrisse…”
Gli ha così risposto Carlo Cannella (nella foto), l’autore dell’imminente Tutto deve crollare:
Non per farmi pubblicità gratuita, ma solo per assecondare il pensiero di Ferrazzi. Anche a me Vibrisse pubblicherà a breve un romanzetto (1) che non è propriamente consolatorio. Gli editori tradizionali, invece, nemmeno a parlarne. Ma mica perchè lo hanno trovato brutto. No, mi dicevano che la scrittura era fluida e agile, e il ritmo buono, ma che davvero non sapevano a chi proporla, una roba del genere. Il guaio è che io non ci credo alle alterne vicende del gusto e della moda e pian piano mi sto convincendo a smettere di scrivere.”
Riccardo Ferrazzi, di rimando:
Eh, ti capisco. Figurati se non ti capisco! Comunque, finché credo di avere qualcosa da dire, andrò avanti a scrivere.
(1) Qui le anticipazioni su Tutto deve crollare di Carlo Cannella. E qui la scheda de I nomi sacri di Riccardo Ferrazzi.
[articolo inserito il 14 febbraio 2008]