Sans papier (ontologia di vibrisselibri) (con una domanda finale per il pubblico)

di giuliomozzi

“Un libro è solenne proprio per la sua presenza, mentre il file ha sempre qualcosa del fantasma”

sans_papier.jpgI libri di vibrisselibri sono distribuiti in due collane: anfibi, destinata alla saggistica (ma non abbiamo ancora le idee chiarissime su quale saggistica selezionare per questa collana, nella quale finora abbiamo pubblicato solo il saggio di Demetrio Paolin Una tragedia negata), e sans papier, destinata alla narrativa (nella quale sono usciti L’organigramma di Andrea Comotti, Nenio di Eugenio De Medio, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone di Monica Viola e Appuntamento con il notaio / Paura della notte di Alessio Paša). La logica di un nome come sans papier ci pare chiara: da un lato rinvia, banalmente, al fatto che i nostri libri sono “senza carta” (la carta è l’unica cosa che non hanno: per il resto - cioè per quanto riguarda le procedure di selezione, redazione, promozione eccetera - sono uguali a tutti gli altri libri del mondo); dall’altro lato rinvia all’espressione “sans-papiers” con la quale in Francia, e da qualche tempo anche in Italia vengono indicate quelle persone che non disponendo di documenti sono, di fatto, nella condizione di non-persone. Persone che potrebbero anche scomparire, e nessuno se ne accorgerebbe. Persone che dispongono solo della “nuda vita”, e di nessun diritto, perché nulla documenta il loro appartenere al genere umano e il loro preciso collocarsi in esso (cittadinanza, nazionalità ecc.).

Ora, il filosofo Maurizio Ferraris ha appena pubblicato presso Castelvecchi un libro intitolato appunto Sans papier (con il minaccioso sottotitolo: Ontologia dell’attualità). E noi naturalmente non si poteva non leggerlo.

Non ci metteremo qui a fare del lavoro critico sul lavoro di Maurizio Ferraris. Ci limiteremo a consigliare la lettura del libro, che pare interessante, e a ricopiare diligentemente un paio di paginette nelle quali si parla, guarda un po’, di libri senza carta. Eccole qui:

da Sans papier. Ontologia dell’attualità, di Maurizio Ferraris, edizioni Castelvecchi.

[dalle pp. 156-158]

[…] Sono queste circostanze che stanno alla base anche di un altro fenomeno, che consiste non solo nello stampare in formato pdf dei libri comunque accessibili in Rete (come nel servizio Google books), ma anche nel trasferire contenuti di Internet (per esempio, dei blog) su carta. In entrambi i casi, il sans papier viene trasformato in un papier più massiccio e ingombrante, e la cosa è tanto più singolare per il blog, che, diversamente dal manoscritto di un tempo, non aspetta la stampa, non richiede la pubblicazione (è già pubblico). Eppure, piuttosto singolarmente, attende o desidera la carta pur vivendo nel tempo e sorgendo dal mondo del senza carta.

Perché? Perché diavolo c’è chi stampa su carta contenuti di Internet, con tutto che sono lì, su Internet, e ci stanno benone? Perché certe volte stampano i blog? Elementare, Watson. Gli stessi motivi che possono suggerire di trasformare documenti cartacei in documenti digitali, facendo scomparire i faldoni, la polvere, gli archivi, depongono, in altre condizioni, a favore della carta. Un libro può essere letto in spiaggia, circondati cioè da elementi naturali pericolosissimi per i files, la sabbia, l’acqua, il caldo. E senza corrente, o senza batterie che si scaricano subito. Poi non c’è nulla come il libro per scorrere rapidamente un testo. Inoltre, per i libri c’è un paradigma consolidato di sfruttamento commerciale, mentre per i contenuti web di tipo paraletterario lo sfruttamento commerciale è ancora lontano dall’avere forme chiare e, quel che più conta, redditizie. Oltre alle questioni diciamo così tecnologiche od economiche c’è propriamente una questione ontologica: il file occupa uno spazio ridotto e strano, e chissà che fine farà tra un po’ di tempo. Meglio stamparlo, per sicurezza, casomai il computer si rompesse, il sito “spirasse”, o cambiassero i sistemi di scrittura. Un libro, dunque, è un oggetto in senso eminente, situato nello spazio e nel tempo, che arreda e può essere regalato, cosa che non si può dire di un file. Un libro, in breve, è solenne proprio per la sua presenza, mentre il file ha sempre qualcosa del fantasma, della sua evanescenza, della sua ubiquità un po’ inquietante, della sua facilissima riproducibilità che, alla lunga, significa inflazione. […]

Ed è per questo che la consacrazione letteraria si riferisce sempre a oggetti provvisti di forma e materia libresca. Difficile dunque immaginare, per tanti motivi non solo venali, che diano lo Strega a un blog, fosse pure quello di Werther; mentre è del tutto plausibile che un blog, riordinato e trasformato in libro, possa meritatamente scalare le classifiche. Questo fenomeno non riguarda solo la letteratura: la scienza non fa eccezione, anzi, estremizza la tendenza. Le teorie in discussione sono in Rete, quelle riconosciute come vere sono su carta, nei manuali che canonizzano il sapere consolidato. In questo caso, dunque, non è solo la fama o la gloria, bensì la verità, ciò che risulta sancito dalla carta. […]

[Domanda finale per il pubblico: che ne pensate?] [Domanda finale per chi sta in vibrisselibri: e che dobbiamo fare? suicidarci?]

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