Pomeriggi Genesis

di Giuseppe D’Emilio

Tana per la bambina con i capelli a ombrellone Un capitolo del romanzo di Monica Viola Tana per la bambina con i capelli a ombrellone edito da vibrisselibri si intitola “Pomeriggi Genesis”; una foto dello storico gruppo rock inglese, pertanto, va a comporre la bella immagine di copertina realizzata da Alessandro Simonato.

I Genesis di fine anni Settanta/primi anni Ottanta, rimasti in tre, svuotati di creatività e derisi dal punk, vengono giustamente definiti dall’io narrante “ormai miseri”.

Monica Viola ha confessato di rimpiangere ancora i “veri” Genesis, quelli perfetti dei primi anni Settanta, quelli di prima che uscissero dal gruppo il chitarrista Steve Hackett e il cantante Peter Gabriel, quelli ineguagliabili, sublimi, eterni

Nell’immagine di copertina, però, Steve Hackett c’è ancora. Cosa vorrà dire? La copertina diventerà oggetto di studi complottistici ed esoterici come quella di Abbey road dei Beatles? Chissà…

Qualcuno pensa che negli anni Settanta si ascoltasse solo musica di altissimo livello, quella musica che, a trent’anni di distanza, è ancora la fonte inesausta di quella di oggi. In realtà, c’erano tante canzonette anche allora, che magari avevano più successo dei brani dei Genesis che, infatti, a differenza, che so, dei Pink Floyd, non erano ascoltati da tutti.

Adesso quelle canzonette i genesisiani le canticchiano con malcelata nostalgia, ma allora le odiavano.
Perché chi ascoltava i Genesis era uno sfigato e, quindi, un invidioso della salute degli altri.
Nei favolosi anni Ottanta, nei quali è ambientata una grossa parte del romanzo, pare che i genesisiani continuassero ad ascoltare, all’infinito, la musica di ormai dieci anni prima.

Anche negli anni Settanta, come oggi, un quindicenne nel pieno possesso delle proprie facoltà ormonali, giustamente voleva ascoltare canzoni di tre minuti, in 4/4, ben ritmate, orecchiabili e ballabili; al massimo, un bel lento da danzare con una ragazza cercando di toccarle il culo con nonchalance. Canzoni, beninteso, da tradire dopo poco tempo per altri, più freschi, motivetti. Così come la ragazza.

Un genesisiano, no: si sorbiva brani della durata di mezz’ora; alcuni li ascoltava sulla fiducia perché qualcuno gli aveva detto che bisognava sentirli varie volte prima di capirli; il genesisiano doveva seguire tempi dispari, magari in 9/8… ballateci un po’ voi, in 9/8, a salti e balzelloni… Inoltre – folle! - voleva pure comprendere i testi!

Un genesisiano di provincia, si dice, era capace di andare lontano, dove vendevano un fascicoletto ciclostilato di ignoto autore che conteneva le traduzioni dei testi dei Genesis. Allora, del resto, non era come oggi, quando i testi tradotti si trovano in Rete e se uno non si ricorda se “nonchalance” si scrive tutto attaccato trova la soluzione sul Web in un attimo. A quei tempi si dovevano mettere da parte i soldi per il biglietto, farsi ore di treno, e poi sdraiarsi sul letto della cameretta chiusa a chiave, e leggere…

E già. I genesisiani leggevano, pure!

Negli anni Settanta, un quindicenne nel pieno possesso delle proprie facoltà ormonali, se strimpellava la chitarra, si fermava di solito ai pochi accordi de La canzone del sole di Battisti.
Un genesisiano, no: cocciuto, testardo, si sforzava di riprodurre, inutilmente, le virtuosistiche alchimie immaginifiche di Hackett. E magari si metteva pure a imparare a suonare i primi sintetizzatori, per cercare di riprodurre, inutilmente, le scale bachiane del tastierista Tony Banks.

Pare che se i genitori chiedevano a un genesisiano, timidamente, perché non usciva mai da quella cameretta, e se il padre, presolo virilmente in disparte, occhieggiando un “ci siamo capiti”, gli chiedeva se aveva la ragazza, lui voltasse le spalle indignato.

Ai nostri giorni, non pochi ragazzi ascoltano i vecchi Genesis, i Pink Floyd, i Led Zeppelin o i loro innumerevoli tentativi di imitazione. Del resto, tra gli idoli dei giovani di oggi c’è gente come Vasco Rossi o Ligabue che, una volta, vista la loro venerabile età, sarebbero stati considerati dagli adolescenti degli zombie ributtanti. All’epoca, infatti, ascoltare la musica di trent’anni prima voleva dire sorbirsi Nilla Pizzi e Claudio Villa, Natalino Otto e Carla Boni; non diciamo Puccini, ma poco ci manca…

No. Non è bene che i ragazzi ricomincino ad ascoltare i Genesis.

[Il sito ufficiale dei Genesis] [la ricca voce sui Genesis nella Wikipedia italiana]

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