“Non si può non amare Nenio”
[Questa recensione al libro di Eugenio De Medio Nenio è apparsa oggi su La poesia e lo spirito]
di Elena F. Ricciardi
Per Nazareno non c’è posto nella storia della sua famiglia. La risata odiosa del padre-uomo-tutto- d’un-pezzo di vecchio stampo, icona di un’Italietta perbenista e bacchettona, che accompagna l’asciutta spiegazione della nascita dell’ultimo di sei figli, è preludio a quello che diverrà il progetto di annichilimento perpetrato ai suoi danni da chi non ti aspetteresti, sebbene la vicenda di Caino sia ben nota. Il flash-back dell’autoipnosi ci introduce nel cuore della storia, nel cuore di Nenio, che cerca amore attraverso il suo sguardo limpido sul mondo, di Nenio dotato di una sensibilità sottile e profonda in grado di sondare gli stati d’animo propri e altrui, di Nenio, capace di abbeverarsi alle gocce di bene che gli arrivano rare, e sempre da chi non è sua madre, da chi non è la sua famiglia, e per questo dolorose come sale su una ferita aperta.
