Tempi duri per l’attività editoriale on line…
da Punto Informatico
Questa minaccia era proprio sfuggita agli occhi di Punto Informatico e, purtroppo, anche a quelli di molti altri. Ma non è sfuggita a Valentino Spataro, avvocato di Civile.it, che in un editoriale appena pubblicato avverte tutti del siluro sparato dal Governo contro la rete in pieno agosto e approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.
La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure.
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Che cos’è “prodotto editoriale”, che cos’è “editoria”, per questo disegno di legge?
Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso. […] Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
Tutto il testo del disegno di legge
Il commento a caldo di Massimo Mantellini
Ha ragione Paolo de Andreis: ad aprire il numero odierno di Punto Informatico c’e’ da deprimersi. La peggiore delle notizie (peggio ancora dei soldi buttati per italia.it che pare chiudera’) e’ il provvedimento agostano del governo approvato nei giorni scorsi sulla istituzione di una tassa di registro per tutti i siti web che abbiano finalita’ editoriali (una definizione molto ampia dentro la quale sta praticamente ogni pagina web). Gia’ una volta qualche anno fa il governo di questo paese e’ rumorosamente inciampato sulla definizione di “prodotto editoriale” su Internet, oggi decide di rifarlo con la smemoratezza e la pochezza che rende questo paese una landa tecnologicamente depressa.
L’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio ad interpretazioni assurde e restrittive.
Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità […].
La notizia in Repubblica.it * Il Governo: nessuna censura su internet. * Un errore la registrazione dei siti * Beppe Grillo.
[Ringrazio per le segnalazioni Lucio Angelini e Mauro Mongarli. L’immagine in alto a sinistra è tratta da Bombasicilia. gm]
