Carlo Cannella, Tutto deve crollare

TUTTO DEVE CROLLARE
romanzo di Carlo Cannella

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Fin dalle prime righe Tutto deve crollare trascina il lettore in una storia dalle tinte profodamente cupe, in un’atmosfera noir spietata che non può lasciare indifferenti.
Vi si narra la vicenda di un anarchico fuggito in Brasile negli anni Cinquanta e divenuto un personaggio cinico, violento, senza scrupoli. All’inizio del romanzo, negli anni Settanta, costui si trova ancora in Amazzonia, dove fa rapire dal suo fido braccio destro Fernando una ragazzina india, Isabel, che sposa e porta in Italia. Qui le fa mettere al mondo una bimba, Marta. La vita di Marta è travagliata fin dai primi anni: il padre, geloso dell’esclusività del rapporto esistente tra la moglie e la figlia, dopo un breve periodo le separa per sempre facendo riportare Isabel in Sudamerica, mentre successivamente lei, all’età di dieci anni, viene stuprata da Fernando, col quale intesse una morbosissima relazione. Alla morte di lui Marta si trasferisce a Padova, dove si iscrive all’università e incontra Gianmario, un ex militante di Lotta Continua, di cui s’innamora e con cui vive una lunga storia idilliaca… Per lo meno fino a quando lui non inizia a indagare su un traffico di organi, fatto che condurrà, in un climax ascendente di tensione e drammaticità, ai sorprendenti eventi del finale.
Con uno stile piano e curato, la cui pacatezza è in forte contrasto con la violenza del racconto, la narrazione si sviluppa a due voci, quella del protagonista principale e quella di Marta, ognuna delle quali propone al lettore la propria visione del mondo, la propria verità, di cui sembra quasi cercare di convincerlo. E infatti, come afferma l’autore del libro, «Tutto deve crollare è, in sintesi, una riflessione sulla forza corrosiva del tempo e sull’azione propulsiva e insieme disgregante del profitto a ogni costo. L’ideale può costituire una pur precaria forma di salvezza, ma resta minaccioso e oscuro il Moloch enorme, sordo e cieco della vita reale, che insorge insieme alla frattura originaria dell’esistere, e che riverbera sul destino di ognuno l’ombra di un incolmabile e decisivo difetto d’essere». Una tremenda metafora, dunque, per parlare dell’aberrazione della società dei consumi e delle logiche del potere. [Giulia Tancredi]

Carlo Cannella è nato ad Ascoli Piceno 45 anni fa ed è laureato in sociologia. Ha fatto un mucchio di mestieri: il venditore di Bibbie porta a porta, il cavatore, l’operaio manutentore, l’impiegato di concetto, l’agente assicurativo, il commerciante di videogiochi. A parte questo ha passato gran parte degli ultimi venticinque anni a cantare in gruppi hardcore-punk come gli Stige e gli Affluente. Ha narrato quest’esperienza musicale nel suo primo romanzo, di stampo autobiografico e rigorosamente autoprodotto, dal titolo La città è quieta… ombre parlano.

L’immagine per la copertina è stata cortesemente fornita da Marco Cannella (amico e concittadino, ma non parente di Carlo Cannella.

* * *

Nei mesi scorsi, nella pagina di questo sito dedicata ai libri in arrivo, presentavamo Tutto deve crollare in questo modo:

Il prossimo libro di vibrisselibri è un romanzo. L’autore è Carlo Cannella. Il titolo è: Tutto deve crollare.

Carlo Cannella è autore di un romanzo che ha pubblicato in autoproduzione: La città è quieta… ombre parlano. Chi volesse acquistarlo può richiederlo scrivendo a questo indirizzo. Se ne può leggere un breve estratto qui. Il titolo è tratto da una canzone dei Peggio Punx.

Un’autopresentazione di Carlo Cannella

Mi chiamo Carlo Cannella, sono nato ad Ascoli Piceno 44 anni fa, e sono laureato in sociologia.
Ho fatto un mucchio di mestieri: il venditore di bibbie porta a porta, il cavatore, l’operaio manutentore, l’impiegato di concetto, l’agente assicurativo, il commerciante di videogiochi.
A parte questo non avrei molto altro da raccontare, se non che ho passato gran parte degli ultimi 25 anni a cantare in gruppi hardcore-punk. Contrariamente ai vecchi punk degli anni ‘80 sono rimasto sulla “scena” fino ad oggi, e quel che è peggio non ho nessuna intenzione di mollare la presa.
In ossequio alla vecchia pratica dell’autoproduzione, ho pubblicato lo scorso anno per mio conto La città è quieta… ombre parlano, un romanzo-autobiografia sullo stile di Costretti a sanguinare di Marco Philopat e I ragazzi del mucchio di Silvio Bernelli.
Nel giugno 2004 sono stato eletto consigliere comunale ad Ascoli Piceno, ma dopo aver visto la politica da vicino ho rassegnato le dimissioni e sono fuggito a Leiden, in Olanda, dove vivo attualmente.
Nel dicembre 2006 è uscito Libera fame, l’ultimo cd degli Affluente, il gruppo in cui ho cantato negli ultimi 14 anni.

Due letture di Tutto deve crollare

In vibrisselibri Tutto deve crollare è stato letto e discusso da: Lucio Angelini, Gaja Cenciarelli, Ramona Corrado, Giuseppe Mauro, Federico Miozzi, Mauro Mirci, Giulio Mozzi, Gianfranco Recchia, Francesco Sasso, Luca Tassinari.

Ecco due schede di lettura.

Lettura di Lucio Angelini. Tutto deve crollare è una sorta di greve noir che fin dalla prima pagina prende il lettore per le budella, mettendolo davanti a un’atroce scena di stupro. La vittima è una povera bimba dell’Amazzonia, reificata con cattiveria da un personaggio che porta lo stesso nome e cognome dell’autore: Carlo Cannella, narratore in prima persona. E qui occorre aprire subito una digressione.
In genere, da un autore che chiami un personaggio con il proprio stesso nome e cognome, ci si aspetta che lo tratteggi in modo da fargli conquistare la complicità o l’identificazione del lettore dotandolo - vecchio e collaudato espediente - di qualche invidiabile caratteristica o capacità d’iniziativa. Invece questa volta no: il Carlo Cannella personaggio viene dipinto a tinte così fosche che il Carlo Cannella autore non potrebbe renderlo più detestabile: cinico, perverso, demoniaco, superomista, nazisteggiante, pedofilo. Insomma il peggio del peggio. Per comodità d’esposizione chiamerò, dunque, di qui in poi, Cannella A l’autore del libro, Cannella P il suo ripugnante personaggio.
Ebbene, nella prima parte del romanzo Cannella P - quel Cannella P che, ribadisco, è solo un’invenzione letteraria di Cannella A e non va assolutamente confuso con lui -, sbatte in faccia al lettore una filosofia di vita talmente rozza, animalesca e inaccettabile da rendere autoevidenti le reali intenzioni del romanzo: stomacare a tal punto il lettore, attraverso un continuo accumulo di orrori, da rendergli continuamente desiderabile, benché in absentia ovvero senza quasi mai materializzarglielo davanti, un contropersonaggio dalle caratteristiche opposte, una sorta di ghost-character o controcannella che rimetta al giusto posto le scale di valori così odiosamente irrise dal protagonista.
Di qui la paradossale eticità del romanzo. La rappresentazione dell’orrore, della mancanza d’aria, della reificazione dell’essere umano ha sostanzialmente il compito - secondo me - di spingere il lettore a evocare-invocare continuamente, dentro di sé, gli ignorati valori della fratellanza e del rispetto della dignità di ognuno. L’unico personaggio improntato a tali positive caratteristiche è quello di Sergio Labruna, l’amico di gioventù e dei perduti ideali di Cannella P, se vogliamo il dottor Jekyll che il nostro novello Edward Hyde ha soffocato e represso dentro di sé.
Ma a Sergio - e secondo me tutt’altro che a caso - Cannella A riserva uno spazio inversamente proporzionale a quello della sua grandezza morale. Lo incontriamo in due capitoli e poi mai più, proprio perché l’intento prevalente dell’autore, ripeto, è quello di condurre per mano il lettore non già nel Paese dei Balocchi, bensì alla Fiera degli Incubi e degli Orrori, fargliene fare una tale scorpacciata da rendergli detestabili per sempre i principi di vita in cui Cannella P si è illuso di trovare la propria pacificazione.
Cannella A, dunque, immerge il lettore in una notte dello spirito così abominevole e plumbea, costantemente permeata di tanfo di orina, sudore e sperma, solo per ripetere il gioco utilizzato da Marco Ferreri nel film La grande abbuffata, in cui l’ingestione ossessiva di cibo diventa metafora per una critica feroce alla società del benessere e dei consumi. Anche lì “tutto deve crollare” e la società dei consumi finisce per distruggere se stessa. Nel film, infatti, uno dei personaggi muore nel tentativo di liberarsi dei gas intestinali, un altro in seguito alle contrazioni di una digestione impossibile, un terzo continuando a mangiare tra gli ululati dei cani e i camerieri della macelleria che portano ancora cibo.
Da un lato la notte di Tutto deve crollare è abitata da ogni sorta di possibile mostro che il più deprecabile Sonno della Ragione possa generare, dall’altro, dall’incubo di una parabola così cupa il lettore per fortuna emerge solo con una rinnovata voglia d’aria pura…

Lettura di Gianfranco Recchia. Tutto deve crollare è un romanzo in tre parti. La prima parte, UNO, è affidata alla voce di un narratore sadico, feroce, consapevole. C’è una bambina che ha il potere di fondere i metalli. Siamo da qualche parte, ma non sappiamo dove. Meglio: l’azione si svolge in questo tempo, in questo mondo, ma c’è un elemento di distorsione della realtà (il metallo che fonde è l’aspetto fisico, la filosofia del narratore di UNO è l’aspetto spirituale). Intuiamo che, come dice il narratore, “La sostanza delle cose è quasi sempre diversa da ciò che viene comunemente percepito”. C’è un certo Carlo Cannella (omonimo dell’autore del testo) che sembra schiavo e padrone del potere assoluto. Accumula ricchezze e nefandezze, sempre accompagnato da un fedele servitore portoghese, Fernando, che ricorda il personaggio Wolf di Pulp Fiction (”Sono Wolf, risolvo problemi.”). C’è la sua lunga memoria che racconta come può essere il mondo visto da un demonio di categoria inferiore (che sia di categoria inferiore è evidente nel monologo “Dovrei chiedere aiuto a Fernando, confidarmi con lui”). C’è un passaggio dalla melma all’aria: la bambina che Carlo ha violentato e sposato, Isabel, diventa donna e resta incinta. “Nel ventre di Isabel sta germogliando una parte di me, e diobuono questo mi piace”. A questo punto potremmo credere che sia una favola nera, e che stia virando verso il lieto fine. Ma UNO finisce di colpo e comincia DUE. DUE è raccontato dalla figlia di Carlo e Isabel, Marta. Lo spostamento crea uno scarto pazzesco con UNO. DUE è Marta, una meticcia, frutto di una strana unione. Sembra l’opposto del padre. Sembra una copia della madre. Se UNO è il buio, DUE è la luce? Proseguendo la lettura abbiamo la sensazione che a raccontare sia un Dostoevskij scisso: là dove lo scrittore russo univa in un solo personaggio buio e luce, questo scrittore che chiama sé stesso come il proprio personaggio (o viceversa) tenta l’impresa di “fare” un male totale, nichilista, materiale, e di emetterlo da sé come un ectoplasma; tale è la forza di una simile violenza (dello scrittore verso sé stesso) che il Narratore si spezza in due. Due personaggi. Buio, tormentato comunque da Luce, e Luce che prova l’attrazione inevitabile per Buio. E la forza della contrazione, visibile nel personaggio di UNO, ha un’energia pari allo scoppio del personaggio di DUE. Quanto Autore c’è nel Narratore? Quanta voglia dell’Autore c’è di sprofondare nel nero del suo personaggio? Una voglia assoluta, ma anche una soglia di dolore insuperabile. DUE è l’esplosione, non il riscatto. Anche in questo l’Autore è diverso da Dostoevskij. Nell’esplodere, DUE disintegra la propria luce. In TRE è di nuovo Carlo Cannella a parlare, ma da una postazione che non sarebbe onesto anticipare in una presentazione. In TRE intravediamo uno degli svelamenti possibili: Carlo ha rapito e violentato un’anima, sapendo che ne avrebbe posseduto sempre e solo l’apparenza. UNO + DUE, dunque, non fa TRE, ma ZERO: “Tutto deve finire”. L’autore ha scritto qualcosa che, forse, sfiora i massimi vertici del noir.

Lavori in corso

Il lavoro redazionale su Tutto deve crollare è stato affidato a Giulia Tancredi. Che ha perfino fatto un salto in Olanda, in compagnia di Gaja Cenciarelli (la capa della Redazione di vibrisselibri) per lavorare faccia a faccia con Cannella (una cronaca semiseria del viaggio è qui). La “seconda lettura” (è buona pratica, in vibrisselibri come in tante case editrici, che una volta concluso il lavoro dell’autore con il redattore ci sia qualcuno che riprende in mano il tutto e fa un lavoro sostanzialmente di controllo) è affidata a Maura Gancitano.

La grafica della copertina è affidata come al solito ad Alessandro Simonato. L’immagine per copertina è stata gentilmente fornita da Marco Cannella (amico e concittadino, ma non parente, di Carlo Cannella).

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